Roma 1984 - Alberto Savorana

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Oggi fa il giornalista, professionale, qualificato, preparatissimo; ma i panni del ragazzo della Gmg non li ha mai smessi. Appena gli nomini Roma 1984, gli occhi gli si illuminano e lo sguardo ripercorre quei momenti di un inizio che oggi è storia.
Già, perché Alberto Savorana, 40enne e più, è attualmente dirige il mensile Tracce, organo ufficiale di Comunione e liberazione. Ma nel lontano 1983, laureato di fresco, era imbarcato nell’avventura della primissima Giornata mondiale della gioventù. In occasione dell’Anno Santo straordinario della Redenzione il Papa decise di convocare una giornata con i giovani: la Domenica delle Palme, a Roma. E Savorana seguì quella primissima e ufficiosa Gmg tutta dall’interno come addetto stampa. Insomma, un insider testimone di prim’ordine per iniziare questa nostra carrellata di “soggetti da Gmg” per raccontare vent’anni di incontri mondiali dei giovani.
 
Alberto, quando ripensi a Roma ’84, cosa ti viene in mente?
Non è un ricordo del passato, ma la memoria di un fatto presente, di un’esperienza che in qualche modo ha segnato la mia vita, fino al punto che posso dire che da quell’Incontro mondiale la mia vita è cambiata.
 
Addirittura?
Eh, sì perché se oggi faccio il mio lavoro è solo perché vent’anni fa fortunosamente (non dico la parola ‘grazia’, sarebbe troppo impegnativa per me) mi sono trasferito da Bologna, dove facevo l’università, a Roma: motivo, il Giubileo dei Giovani.
  Come ci sei capitato a Roma?
Davvero ci sono arrivato per un puro caso. La vigilia di Natale del 1983, io e altri quattro amici dell’università di Bologna eravamo andati a Milano a trovare don Giussani a casa sua. Mentre pranzavamo don Luigi disse ad alta voce: “Ma sapete che a Roma si sta preparando il Giubileo dei Giovani per la domenica delle Palme? Mi avrebbero chiesto se ci fosse un giovane disposto ad andare a Roma alcuni mesi per collaborare in particolare per i rapporti con la stampa: qualcuno di voi potrebbe andare?”.
  E la sorte cadde, non su Giona, ma su di te …
Dei cinque che eravamo lì, l’unico laureato - da un mese - ero io, e così fui scelto io. Fu così che venni a Roma. Attribuisco a quella circostanza un qualcosa di fortuito ma anche di provvidenziale: la mia vita è stata segnata da una convocazione per qualcosa che non conoscevo. Mi trovai coinvolto in un gruppo di amici che si diedero da fare tantissimo, con un grande spirito. Anche se di questo incontro con i giovani non sapeva bene cosa fosse. Era la prima volta che veniva convocata, questa Giornata. Puoi capire che non eravamo così organizzati come oggi.
 
Incaricato dei rapporti con la stampa per la giornata dei giovani del Giubileo straordinario della Redenzione: in pratica?
Andavo di qua e di là per parlare ai giornali, alla radio di ciò che sarebbe avvenuto. Ma, confesso, non si sapeva bene cosa raccontare. Un po’ perché non era mai successo che il Papa convocasse i giovani a Roma, un po’ perché questi “rapporti con la stampa”non rientravano negli schemi soliti con cui il mondo dell’informazione religiosa in Italia guardava al fenomeno Chiesa.
  Qualche aneddoto del tuo girovagare giornalistico?
Mi ricordo un viaggio con Annalisa – la segretaria dell’Incontro, oggi suora di clausura - a Torino alla Rai, per parlare di questo evento con i Giovani per il Giubileo. Ci guardavano come ragazzi un po’ strani, non si sapeva cosa andavano a “vendere” in televisione. Negli anni Ottanta era veramente strano due ragazzi andare in televisione a parlare del Giubileo della Redenzione. A parlare cioè di un uomo che moriva in croce e che poi di quest’uomo si consegnasse la croce dalle mani del Papa ai giovani, …beh qualcosa quanto meno di strano. All’inizio eravamo visti con certa indifferenza, poi con un po’ di curiosità, fino a qualche giorno prima della domenica delle Palme, quando l’aria cambiò. Molto. Cominciavano ad arrivare migliaia di giovani a gremire le basiliche romane. Le televisioni e i media iniziarono a capire che, beh, stava succedendo qualcosa di grosso.
  Ovvero?
300.000 ragazzi in piazza, a sentire il Papa parlare di Cristo in Croce, morto, risorto e ancora presente in mezzo a noi. Questo fu un avvenimento, una sorpresa per tutti: anche per noi che lo avevamo organizzato, questo incontro.
  Cosa ti ha consegnato organizzare un incontro mondiale di giovani con il Papa?
Che è una gran cosa mettere a disposizione le proprie energie per qualcosa di grande. Io, un giovane un po’ sprovveduto e sbarazzino, che volevo seguire il Papa dando testimonianza di una sua chiamata, sono diventato intermediario perchè migliaia di giovani potessero fare esperienza di quello che noi in quei mesi noi che ci lavoravamo, alla Gmg, avevamo sperimentato.
  E cioè?
Che la figura di Cristo non è un ricordo o un fenomeno del passato, ma è qualcosa di presente, di cui anche oggi si può fare esperienza: il Papa ci parlava di questo. La vita di ognuno non è condannata inevitabilmente al nulla, alla disperazione. C’è un nome per il quale la morte è stata sconfitta da 2000 anni, c’è una strada di salvezza nella croce: la croce di ciascuno di noi è per la resurrezione. E noi, in quell’incontro di Roma, avevamo la presunzione ingenua, ma assolutamente certa, che eravamo su quella strada, non perché bravi o capaci, ma perché scelti, misteriosamente scelti.
  Hai vissuto altre Gmg?
Negli anni successivi ho avuto occasione di andare a Buenos Aires nell’87, poi nel ’95 a Manila: quella Gmg fu un’apoteosi, una folla mai vista. E sempre ricordo con gioia e commozione la Croce delle Gmg. La consegna della Croce, quel passaggio di mano in mano ogni volta è stato per me come  un riaccadere misterioso ma visibile di una presenza e di un’amicizia che abbracciava il mondo.
 
                                                                                  Lorenzo Fazzini


   
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