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Bonifacio
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San Bonifacio

Winfrid (Bonifacio) nasce il 672 nel Devonshire da una nobile famiglia inglese. Professa la regola monastica nell'abbazia di Exeter; all’età di 40 anni lascia il convento per l’attività missionaria in Frisia, ma questo suo primo tentativo va a vuoto.

Nel 719 compie allora un pellegrinaggio a Roma, per pregare sulle tombe degli apostoli e dei martiri e avere la benedizione del papa. Gregorio II, che gli assegna il nome romano di Bonifacio – nome di un martire della Cilicia – ne asseconda lo slancio missionario: Winfrid riparte per la missione in Germania.

In un secondo viaggio a Roma viene nominato vescovo missionario, cioè senza sede fissa, con incarico esclusivo di evangelizzazione: in quest’occasione pronuncia il famoso giuramento di fedeltà che lo lega al papa in maniera forte e vincolante.

Con il 724 l’opera di evangelizzazione tra i pagani dell’Assia si può considerare conclusa: Bonifacio si dedica allora alla riforma e all’elevazione della fede dei franchi già cristiani. Per questo fonda i primi monasteri femminili in Germania.

Organizzò in maniera decisiva la chiesa in Germania grazie agli stretti contatti con il papato: nel suo terzo viaggio a Roma nel 738–739 elabora in accordo con il papa la struttura della chiesa tedesca.

Muore martire nel 754 e viene sepolto nell’abbazia di Fulda, da lui stesso fondata come centro di cultura. Ancora oggi Fulda è sede della Conferenza episcopale tedesca.

 

La sua festa liturgica si celebra il 5 giugno.

 

RIFERIMENTI PER CHI VUOLE APPROFONDIRE:

 

A Pentecoste del 2004 Giovanni Paolo II ha inviato un Messaggio al vescovo di Fulda in occasione del 1250° anniversario del martirio di san Bonifacio: ecco il link dove puoi trovare il testo del Papa: http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/2004/documents/hf_jp–i_let_20040607_san–bonifacio_it.html


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Iniziamo questa nostra galleria dei “testimoni verso Colonia” con un santo non “facile” e anche poco conosciuto ai più. Sul conto di san Bonifacio, “l’apostolo dei sassoni”, gravano secoli di spregio laicista e di accuse di evangelizzazione forzata delle popolazioni germaniche. Ma quello che lo storico padre Luigi Mezzadri, docente di storia della chiesa presso la prestigiosa università Gregoriana di Roma, ritrae per il nostro sito, è un ritratto di tutt’altra natura. Questo monaco inglese dell’VIII secolo, che portò il vangelo alle tribù barbare del Continente, ne vien fuori come un cristiano infuocato dalla passione per l’annuncio evangelizzatore.

 

Padre Mezzadri, chi è san Bonifacio?

È l’esempio più alto di quei cristiani che portarono il Vangelo nel continente europeo dall’Inghilterra: un fenomeno curioso se si pensa che in Gran Bretagna il vangelo era arrivato proprio dall’Europa continentale, dai monaci di Agostino. Bonifacio (che in verità si chiamava Winfrido) entra giovanissimo in monastero, attratto dall’ideale monastico, che a quel tempo aveva un notevole social appeal. Si imbeve di cultura latina (scrive una Grammatica della lingua romana) e in seguito riceve da papa Gregorio II la missione di portare l’annuncio cristiano tra le popolazione dell’Europa centrale. Il primo luogo che raggiunge è la zona dei Frisoni (attuale Olanda): la sua predicazione porta molti frutti, nonostante si trattasse di una regione alquanto difficile per la presenza di popolazioni “barbare”. Di là si trasferisce in Germania: grazie al suo carattere aperto, duttile e amabile, tutt’altro che scontroso o austero, il suo messaggio risulta ben accolto dai pagani. Insomma, non gli si poteva certo appioppare la definizione di Manzoni: “Santo, ma che tormento!”. Fu in Germania che assume il suo nome romano, Bonifacio. 

 

Della sua predicazione si tramandano alcune volte episodi un po’ particolari, forse difficili da comprendere per la nostra mentalità moderna…

È vero: famoso è l’episodio della quercia del dio Tohr, che Bonifacio abbatte e con la legna ricavata dall’albero costruisce una cappella dedicata a san Pietro, per testimoniare il suo legame con la Chiesa madre di Roma. Perché distruggere un simulacro pagano? ci chiediamo noi moderni. Perché dall’amore per le radici di una pianta Bonifacio vuole donare alla gente l’amore per il Dio vivo e vero.

 

Quali i tratti specifici della predicazione di Bonifacio?

Quando vede che l’evangelizzazione in Germania produce frutti, egli chiama altri monaci e monache inglesi a lavorare con lui: ed ecco che una vera e propria ondata di santità si riversa sul Continente: Burcardo, Tecla, tanto per fare dei nomi. Bonifacio fonda molti monasteri come inviato del Papa: tra gli altri, quello di Fulda, vero cuore del cattolicesimo tedesco (nella foto, il duomo). Il re franco Carlo Pipino gli chiede di riformare la chiesa franca ed egli assolve questo compito portando in Germania la regola di Benedetto.

 

Insomma, tutt’altro che un propugnatore di oscurantismo. Si tanto è parlato negli ultimi mesi di radici cristiane per l’Europa: come giudica in questo senso la figura e l’operato di Bonifacio?

L’esempio della sua morte è illuminante al proposito: dopo la sua nomina ad arcivescovo di Magonza, Bonifacio a 80 anni (che passione missionaria aveva!) sente il bisogno di tornare alla missione: riparte per predicare tra i Frisoni, ma (siamo nel 754) si trova coinvolto in un saccheggio di delinquenti e viene ucciso. È ancora conservata la reliquia di un libro con il quale Bonifacio aveva cercato di difendersi dagli aggressori: il volume ha ancora i segni dei colpi di spada. E questo gesto ha un significato altamente simbolico: il cristianesimo che si espande in nuovi territori porta sempre con sé la cultura, il sapere e la promozione della conoscenza. Ecco, Bonifacio è forse la più alta figura storica inglese di tutti i tempi, colui che ha diffuso il cristianesimo nell’Europa centrale: non è opera da poco. Egli lega insieme 2 nazioni – Inghilterra e Germania – che saranno due centri fondamentali nella storia europea. E questo legame, che resta nei secoli, Bonifacio lo compie proprio all’insegna del cristianesimo.

 

La predicazione di Bonifacio è stata sovente associata alla conquista militare dei sassoni da parte di Carlo Magno … Cosa può dirci al riguardo?

Certo, in alcuni casi ci possono essere state delle debolezze, che la Chiesa ha anche riconosciuto. C’è una bella differenza sostanziale: invece che una conquista militare, Bonifacio attua un’evangelizzazione che diventa lievito nella pasta della società del suo tempo. Bonifacio fonda in continuità monasteri, porta monaci e monache ad aprire centri di cultura e di progresso economico: e la sua attività di predicazione si proponeva, non si imponeva.

 

Quale il tratto “moderno” della personalità dell’apostolo dei germani?

Bonifacio era un uomo inquieto, atteggiamento tipico dei monaci insulari, come ad esempio Colombano. È un uomo libero, che va e parte, pellegrino di Dio, uno che non si rinchiude nei propri calcoli ma si apre alla dimensione universale della fede cristiana: è lui che apre a una nazione, la Germania, la ricchezza del vangelo!

 

Cosa può dire Bonifacio alla vita di un cristiano di oggi?

Innanzitutto è un esempio di missionario autentico, direi un vero donum fidei: la fede che ha ricevuto la dona agli altri. Ancora: non vuole fare carriera, alieno com’era ad ogni protagonismo: quando lo vogliono fare abate in Inghilterra, parte per la Germania, spinto dalla sua febbre missionaria. Quando viene designato per diventare vescovo di Magonza, fugge più volte, e si arrende alla nomina solo in spirito di servizio. Ma è soprattutto la sua passione per la missione e l’annuncio del vangelo ciò che, a mio giudizio, Bonifacio testimonia ancora al credente contemporaneo.

 

Lorenzo Fazzini 

 

 
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