Tra le schiere dei giovani “normali”, non manca qualche ragazzo o ragazza che si sta formando i seminario o in noviziato, per consacrare la propria vita a Dio e ai fratelli. Anche per loro la GMG può essere un’esperienza assai utile. Non parliamo tanto della loro scelta vocazionale (che senza dubbio può uscirne rafforzata), ma del loro futuro impegno a fianco dei giovani. La cosa non è scontata: per camminare con i giovani, infatti servono passione, motivazioni, disponibilità…che non in tutti sono presenti. Come fare di quest’esperienza un’occasione per coltivare “vocazioni alla pastorale giovanile”? Questa scheda prova ad offrire qualche suggerimento e “provocazione”.
“Rimanere sempre giovane”
Avevo appena compiuto 18 anni quando ho partecipato alla GMG di Parigi. Mi ha stupito che anche un evento mondiale come quello avesse la capacità di offrire spazi di interiorità e di incontro intimo con il Signore Gesù. Certo, la spinta emotiva è stata grande, ma credo che per un giovane in ricerca della volontà di Dio siano indispensabili oggi tempi forti come questi. L’anno seguente, infatti, sono entrato in seminario. A Roma 2000 ero già un seminarista con due anni di cammino alle spalle.
Personalmente, quell’esperienza mi ha rimesso in una rete di domande, di ansie, di sogni e desideri che sono tipici dei giovani, ricordandomi di non perdere mai lo spirito critico di chi vuole compromettere la propria vita con Cristo nella verità e nella libertà. Nello stesso tempo ho avvertito di essere un segno piccolo, ma a loro molto vicino, che il Signore chiama i giovani a seguirlo e che dire sì è possibile e dà gioia. Siamo stati un dono reciproco.
I giovani mi hanno “raccomandato” di rimanere sempre giovane, cioè coi piedi per terra, capace di farmi vicino a tutti e di accogliere il loro essere “fuori dagli schemi”! Da parte mia, credo di essere stato un compagno di viaggio provocatorio, che con il solo esserci diceva l’importanza di dare una risposta ai tanti inviti che il Signore ci rivolgeva e la bellezza di seguire la sua parola sulle strade della nostra quotidianità. In questo senso non c’erano i motivi per temere che con la GMG finisse tutta la poesia, perché la stessa Chiesa di Cristo era anche là dove saremmo tornati insieme per continuare con entusiasmo il nostro cammino di fede.
Steven
“I giovani bussano alla mia porta”
Tra le esperienze che il Signore mi ha donato di vivere e attraverso cui mi ha condotto a scegliere di seguirlo entrando a far parte di una comunità di Sorelle Povere di S. Chiara, tappe fondamentali sono state le GMG vissute a Parigi e Roma: esperienze in cui il Signore ha parlato al mio cuore, ponendomi in un fondamentale cammino di ricerca. Desiderio di essere per Dio e per gli altri concretizzatosi nella scelta di una vita in povertà, castità, obbedienza e clausura. Apparentemente sembra non esserci alcun legame tra vita claustrale e mondo giovanile, invece proprio attraverso questa scelta, il Signore mi sta chiamando a vivere profondamente le relazioni “lasciate”. Sono chiamata a comunicare l’amore che Dio continuamente mi dona di vivere: come restare indifferente davanti ai tanti giovani che vivono nel deserto del non-senso, della solitudine, del vuoto, dell’oscurità di Dio e delle “schiavitù” più varie? Oggi sono proprio i giovani, miei coetanei, soprattutto quelli che ancora non hanno incontrato il Signore, che bussano alla porta della mia vita. Proprio nello stare in parlatorio, nel sedersi per dialogare e comunicarsi ciò che si sta vivendo, si compie un viaggio nella propria interiorità che porta alla luce ciò che verrebbe fuori anche se si vivesse sempre insieme.
Tante relazioni che prima sembravano superficiali, oggi sono più autentiche e profonde proprio perché mi chiamano a testimoniare la bellezza dell’essere stata raggiunta e sorpresa da Cristo.
Sr. Michela