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Edith e Husserl
Dal 1916 Edith diventa l'assitente del maestro

 

Terminata la tesi Edith Stein dovette faticare non poco per riuscire a farla leggere al professore. In una lettera del 16/8/1916 allude spiritosamente a queste difficoltà: "Quando andai a Friburgo per un paio di settimane, il maestro era ancora imbronciato per la mia crudeltà di costringerlo a leggere la mia tesi", ma più avanti aggiunge "mi venne un colpo quando, il giorno seguente, mi confidò che era molto soddisfatto della mia tesi, e che, in effetti, un bel po’ di essa coincideva con parti essenziali della seconda parte delle Ideen".

Finalmente poté discuterla il 3 agosto 1916, ottenendo il titolo di dottore in filosofia, con il massimo dei voti.

 

A quel tempo accadde che osservò come una popolana, con la cesta della spesa, entrò nel Duomo di Francoforte e si soffermò per una breve preghiera. "Ciò fu per me qualcosa di completamente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti, che ho frequentato, i credenti si recano alle funzioni. Qui però entrò una persona nella chiesa deserta, come se si recasse ad un intimo colloquio. Non ho mai potuto dimenticare l'accaduto". Nelle ultime pagine della sua tesi di laurea scrisse: "Ci sono stati degli individui che in seguito ad un'improvvisa mutazione della loro personalità hanno creduto di incontrare la misericordia divina". Come arrivò a questa asserzione?

 

Edith Stein era legata da rapporti di profonda amicizia con l'assistente di Husserl a Gottinga, Adolf Reinach e la sua consorte. Adolf Reinach morì in Fiandra nel novembre del 1917. Edith si recò a Gottinga. I Reinach si erano convertiti alla fede cattolica. Edith aveva una certa ritrosia rispetto all'incontro con la giovane vedova. Con molto stupore incontrò una credente. "Questo è stato il mio primo incontro con la croce e con la forza divina che trasmette ai suoi portatori ... Fu il momento in cui la mia irreligiosità crollò e Cristo rifulse". Più tardi scriverà: "Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio. In me prende vita la profonda convinzione che - visto dal lato di Dio - non esiste il caso; tutta la mia vita, fino ai minimi particolari, è già tracciata nei piani della provvidenza divina e davanti agli occhi assolutamente veggenti di Dio presenta una correlazione perfettamente compiuta".

 

A Friburgo Husserl si trovava relativamente solo, sia per il cambio di città, sia per la guerra che tratteneva al fronte la maggior parte dei suoi discepoli. Intanto il nuovo incarico gli dava diritto ad avere un assistente, ed in realtà ne sentiva bisogno: la mole di appunti accumulati negli anni era diventata per lui ingovernabile, e in molti casi non più leggibile per le peggiorate condizioni della sua vista, e non riusciva ad estrarne del materiale adeguato per una pubblicazione.

 

Nell’agosto del 1916 Edith Stein, che già da tempo rifletteva sulle difficoltà del maestro, incoraggiata dal giudizio positivo sulla sua tesi, si propose per il posto. Husserl non solo accettò, ma "la sua soddisfazione all’idea di avere finalmente una persona a sua completa disposizione era evidente — benché, ovviamente, non abbia ancora un’idea chiara di come dovremo lavorare insieme".

 

Nell'autunno del 1918 Edith Stein cessò l'attività di assistente presso Edmund Husserl. Lo sforzo per penetrare nel pensiero di Husserl la portò a maturare alcune considerazioni personali in disaccordo con le idee di lui: "Credo di sapere un po’ che cosa si intenda per costituzione, ma in contrasto con l’idealismo. (...) Non sono ancora riuscita a confessare le mie eresie al maestro...". La "confessione" arriverà poco tempo dopo: "Di recente ho sottoposto solennemente al maestro le mie preoccupazioni sull’idealismo. Non ne è risultata una situazione "imbarazzante" (come Lei temeva). Mi ha fatto accomodare in un angolo del vecchio, caro sofà e poi abbiamo discusso animatamente per due ore — senza che l’uno convincesse l’altro, è ovvio. Il maestro dice che non sarebbe contrario a cambiare punto di vista se gliene dimostrassi la necessità. Cosa che finora non sono riuscita a fare".

Questa esperienza lasciava un segno profondo: aveva potuto lavorare su del materiale cui pochi altri avrebbero avuto accesso per molto tempo, e ne ottenne una comprensione del pensiero di Husserl che poche persone — forse nessuno in quel momento — potevano vantare.

 

I rapporti con Husserl rimasero buoni: l’anno seguente la Stein si impegnò a promuovere un numero speciale dello Jahrbuch per celebrare il sessantesimo compleanno del maestro e cercava un modo per avviare una qualche forma di collaborazione stabile con lui. In una lettera all’amico Kaufmann (tornato a Friburgo dopo la guerra) ricambiava i saluti affettuosi del maestro e scherza scrivendo:

"Deve rimordergli molto la coscienza se ha chiesto tanto amorevolmente mie notizie". L’amicizia e la venerazione per Husserl non le impedivano, però, di considerarne lucidamente i difetti. "Non avrei mai considerato gli errori di una persona come motivo per togliergli la mia amicizia", scrisse di sé nella Storia di una famiglia ebrea, e giudicava le persone con tanta più esigenza quanto più le erano care. Così si esprime senza reticenze riguardo alle difficoltà che tutti incontravano nei rapporti con Husserl, scrivendo che a casa Husserl ci si scontra con l’ingiustizia ad ogni passo, ma bisogna ricordarsi che "lui [Husserl] è quello che soffre di più, perché ha sacrificato la sua umanità per la sua scienza". E in una lettera successiva: "Non smetterò mai (...) di avere un’illimitata venerazione per il filosofo Husserl, e gli concederò sempre qualsiasi debolezza umana come cosa inevitabile. E mi sentirei ridicola se considerassi come un mio merito il fatto di essere un po’ più vicina di lui alla vita".

Continuerà a mantenere buoni rapporti anche dopo la conversione. Quando, nel 1931, sembrano aprirsi per lei buone prospettive per l’insegnamento universitario, la famiglia Husserl volle festeggiare con lei l’evento, e negli ultimi anni parteciperà vivamente alla preoccupazione per la salute del maestro, chiedendo e diffondendo frequenti notizie. L’occhio critico, però, rimase sempre presente, ora aperto alla prospettiva della grazia, e la Stein si preoccupa per la fede del maestro. Ebbe anche modo di scrivere: "Dopo ogni incontro che mi fa sentire l'impossibilità di influenzare direttamente, s'acuisce in me l'impellenza di un mio proprio olocausto".

In una conversazione con lui sui novissimi, constatò la profondità con cui comprende queste cose, e se ne preoccupa, perché ciò accresceva la sua responsabilità. Più tardi però si dichiarò fiduciosa, perché "Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no". A Friburgo Edith Stein ebbe anche occasione di conoscere Martin Heidegger. Così ricorda il loro primo incontro, nell’estate del 1916, in casa di Husserl: "Quella sera Heidegger mi piacque molto. Era silenzioso e chiuso in se stesso per tutto il tempo in cui non si parlava di filosofia. Ma appena emergeva un argomento filosofico, si mostrava pieno di vita". Edith Stein ammirerà sempre la genialità di Heidegger pur criticandone le idee.

 

Edith desiderava ottenere l'abilitazione alla libera docenza. A quel tempo ciò era cosa irraggiungibile per una donna. Husserl si pronunciò in una perizia: "Se la carriera universitaria venisse resa accessibile per le donne, potrei allora caldamente raccomandarla più di qualsiasi altra persona per l'ammissione all'esame di abilitazione". Cercando appoggi per l’abilitazione universitaria, escluse a priori l’ipotesi di lavorare per Heidegger, perché in tal caso si sarebbe sentita in dovere di assecondare la sua linea di pensiero, cosa che non era in grado di fare. Anche la sua opera principale, Essere finito e Essere eterno, mostra già nella scelta del titolo la sua posizione polemica rispetto ad Essere e tempo di Heidegger, oltre a presentare in appendice una dettagliata analisi del pensiero di questo autore.

 
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