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Comunicato 9 - Giovani sui sentieri della santita' a Colonia

Conferenza Episcopale Italiana
Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali


Comunicato Stampa 9

 

Giovani sui sentieri della santità a Colonia

 

Forte invito del Santo Padre a guardare ai “fulgidi esempi di eroismo evangelico” ed in particolare a Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), che trascorse alcuni anni della sua vita proprio nel Carmelo di Colonia. Di seguito la presentazione dei principali santi, beati, venerabili e testimoni della fede che hanno avuto i natali a Colonia oppure vi hanno vissuto. Alcuni di essi vi sono anche sepolti. Rappresentano un po’ tutte le epoche della storia patria cristiana: dalle origini ai drammi del Novecento.

 

Colonia è una città moderna, brulicante di vita e di commerci. Ma anche di chiese e di storia cristiana. E all’occhio attento del visitatore si può offrire un quadro di santità molto vivo. Sono, infatti, molti i santi, i beati, i venerabili o i testimoni della fede che hanno avuto i natali a Colonia oppure vi hanno vissuto. Alcuni di essi vi sono anche sepolti. Rappresentano un po’ tutte le epoche della storia patria cristiana: dalle origini ai drammi del Novecento.

Proprio nel cuore della città, in Duomo, sono custodite quelle che la tradizione ritiene le reliquie dei Re Magi. Non occorre neppure uscire dal centro cittadino e ci si imbatte in altri due eminenti personaggi, due beati, che sono sepolti nella Minoritenkirche: il sacerdote Alfred Koelping (1813-1865) e il filosofo Giovanni Duns Scoto (1265-1308). Il primo, originario di Colonia, lavorò come ciabattino e diede poi vita a un’opera dedicata all’educazione professionale dei giovani che porta il suo nome. L’altro, filosofo d’origine scozzese, in riva al Reno arrivò per insegnare e morì solo un anno dopo. La sua importanza sta nell’aver espresso, da fine teologo (fu detto “doctor subtilis”), la centralità di Cristo. Fu tra gli assertori dell’Immacolata concezione (e si guadagnò così anche il soprannome di “Doctor marianus”).


Ma già se si risale al III-IV secolo si ritrova una serie di nomi che ancora oggi risuonano nei libri, nelle liturgie o incisi su una lastra di pietra in luoghi oggetto di venerazione e di pellegrinaggio. Come i primi tre vescovi: Materno (di cui però Colonia possiede solo il pastorale, mentre le reliquie sono a Treviri, che si contende il titolo di sua diocesi), Eufrate e Severino, sepolto nell’omonima chiesa coloniense. Vi sono poi Evergislo, primo vescovo con un nome franco, oggi sepolto nella parrocchia di San Pietro, e Gereone, martire a Colonia nel III secolo come obiettore di coscienza al servizio militare. Probabile vittima dei Normanni fu, invece, Maurino, sacerdote che subì il martirio nell’atrio della chiesa di San Pantaleone. Lo attesta una scritta, rinvenuta nello stesso edificio sacro - insieme ai resti del martire - nel 966. Al Medioevo risalgono ancora le figure del vescovo Hildiger (Hilger, VIII sec.), degli arcivescovi Williberto (IX sec.), Eriberto (X-XI sec.), Sigewin (XI sec.), Anno (XI sec.), ed Engelberto (XII-XIII sec.), martire, sepolto anche lui in cattedrale, del vescovo Gerardo (X sec.), dell’abate cisterciense Daniele (XII-XIII sec.), e di quello di Siegburg Wolfhelm (XI sec.). Hermann von Steinfeld, monaco (XII-XIII sec.) è ricordato, invece, come “il santo mite”. Tra le figure femminili spicca quella di Orsola, intorno alla quale nel Medioevo fiorì la leggenda del martirio presso Colonia di undicimila vergini, tra le quali lei stessa, dapprima risparmiata da Attila, invaghitosi della sua bellezza. Le reliquie dell’undicenne (da qui forse l’errore di lettura che portò all’iperbolico numero di compagne di martirio) sono nell’ominima chiesa cittadina. Vi sono poi Irmgard von Aspel (XI sec.), che ha speso al sua vita per aiutare i poveri e gli infermi, e Cristina (XIII-XIV sec.), appartenente al movimento delle Beghine. E’ invece divenuto patrono di Gallese in Val Tiberina (Viterbo) un altro figlio di Colonia, Famiano (XI-XII sec.). Nato Gerhard, da cui il nome Quardo, cisterciense, fu a lungo eremita in Spagna e Italia. Il nome attuale si deve alla fama di cui si è circondato per le grazie elargite dopo la morte. Un altro figlio di Colonia che ha trovato l’eterno riposo in Italia – precisamente nella chiesa cremonese di Santa Maddalena – è il pellegrino Geroldo, ucciso sulle Alpi da banditi nel 1241. Dal Seicento parte delle sue ossa è stata portata nella chiesa dei Gesuiti di Colonia. Per Gezelino di Schlebusch, vicino Leverkusen, non ci sono fonti e datazioni sicure, c’è chi lo vuole pastore e chi lo identifica con un monaco cisterciense.


Tra le più eminenti personalità di quei secoli si annoverano, comunque, san Bruno di Colonia (XI-XII sec.), fondatore dei Certosini, e Alberto Magno (XIII sec.), domenicano, uno dei principali esponenti della Scolastica, maestro di san Tommaso d’Aquino a Parigi e poi docente a Colonia, dove morì, dopo essere stato arcivescovo di Ratisbona. E’ sepolto nel convento domenicano di Sant’Andrea.


Anche tra i più importanti santi dei tempi della Riforma e della Controriforma c’è posto per la città in riva al Reno. Vi studiò e operò il primo tedesco a entrare nell’ordine dei Gesuiti, Pietro Canisio (1521-1597), i cui catechismi sono stati utilizzati fino a tempi recenti. Un altro gesuita uscito dalla scuola colonianse fondata da Canisio fu Friedrich Spee von Langenfeld (XVI-XVII sec.). Voleva fare il missionario in India, fu invece mandato a Treviri, dove vide e denunciò gli eccessid ella caccia alle streghe.


Oltre a Koelping, poi, nell’Ottocento Colonia ha dato i natali a Theodor Babilon, proprio un aderente all’opera fondata dall’ex ciabattino, della quale direesse la sede centrale di Colonia. Venne arrestato dalla Gestapo e morì a Buchenwald nel 1944. Il triste capitolo scritto con il sangue dal nazismo si completa con la celebre testimonianza di vita e di fede della santa carmelitana Edith Stein (XIX-XX sec.) e con quella meno nota di Heinrich Richter (XIX-XX sec.), ucciso nel lager di Ohrdruf nel 1945.

 

 


Colonia, 14 agosto 2005

 
 
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